
La devozione di un popolo: va in scena la Settimana Santa
La più importante celebrazione liturgica dell'anno per i sardi è senz'altro la Pasqua
Riti coinvolgenti, tramandati sin dal XVI secolo da diverse arciconfraternite, si svolgono durante la Settimana Santa, nel quartiere di Villanova.
Le liturgie si aprono il martedì ma entrano nel vivo il Venerdì Santo con la Processione del Cristo Morto e quella dei Misteri alla volta di sette chiese del centro. Si prosegue il sabato con S'iscravamentu, la deposizione del Cristo dalla Croce, fino al tanto atteso Incontru domenicale tra il Cristo Risorto e la Madonna.
Cagliari
Sono tre le arciconfraternite che organizzano i riti più significativi della Settimana Santa a Cagliari: quella della Solitudine, con sede nella chiesa di San Giovanni, nel quartiere di Villanova; quella del Santissimo Crocefisso, con sede nell'oratorio del Santo Cristo, anch'esso nel quartiere di Villanova; quella del Gonfalone sotto l'invocazione di Sant'Efisio Martire, che fa capo alla chiesa omonima, situata al centro del quartiere di Stampace. Le processioni della passione di Cristo a Cagliari erano e sono esemplate sul modello di quelle spagnole di area catalana e sono particolarmente suggestive.
Tutto ha inizio il venerdì di passione che precede la domenica delle palme quando alle 13.00 circa muove da Via S.Giovanni la processione del Cristo Morto. Un puntuale rituale, con rullo di tamburi, canti, sfilata di croci e stendardi, accompagna il crocefisso sovrastato da un baldacchino bianco. Aprono il corteo i membri dell'arciconfraternita della Solitudine, istituita nel 1608: gli uomini sono in tunica bianca con cappuccio e portano al collo la croce rosso-azzurra dell'ordine dei Trinitari, le donne invece vestono pesantemente in nero. Gli associati che ricoprono le cariche più alte sono riconoscibili dalle varitas (dal termine spagnolo vara, verga), simbolo di autorità. I cantores, qui come nelle consimili processioni cagliaritane, cantano in italiano, essendosi perduta la tradizione dei versi in sardo.
Preceduta da due figure infantili, che simboleggiano S. Giovanni e la Maddalena, sfila anche la statua dell'Addolorata, che con un lungo e complesso cerimoniale (iniziato il lunedì e terminato il mercoledì precedenti) è stata vestita tutta in nero, con il capo fasciato di bianco, sormontato da una corona d'argento e con le spade dei sette dolori piantate sul petto.
Il percorso, che si conclude al duomo, comprende Viale Regina Elena, Piazza Martiri e le Vie Mazzini, De Candia e Canelles.
La statua del Cristo, deposta in una lettiga, rivestita di veli e pizzi (la breve cerimonia è detta su scravamentu) farà ritorno nella chiesa di San Giovanni il giorno successivo, entro le 17.00.
Una credenza vuole che, in caso di ritardo nel prelevamento resti per sempre di proprietà della Cattedrale.
Ancora il venerdì santo, dall'Oratorio del Crocefisso, in piazza S.Giacomo, verso le 15.00 parte una processione analoga nei rituali di matrice spagnola. Attraversate le vie Sulis, Garibaldi e Sonnino, il Cristo viene portato nella Chiesa di San Lucifero. Da qui sarà ripreso nella tarda serata del giorno successivo per far ritorno, a mezzanotte in punto nella Chiesa di San Giacomo.
Il giorno di Pasqua, alle 11.00, si svolge S'incontru tra la Statua del Cristo risorto e quella della Madonna. L'abbigliamento dei due simulacri simboleggia l'avvenuta resurrezione: il Cristo sfila con una fascia rossa e oro e l'aureola sul capo, la Madonna con un abito bianco guarnito in oro, manto azzurro, velo di pizzo, corona sul capo e bouquet di fiori tra le mani. La cerimonia, che parte ancora da piazza S. Giacomo, culmina in Via Garbaldi: uno di fronte all'altro, i simulacri si salutano con un triplice inchino, quindi si avviano affiancati verso la chiesa di San Giacomo. Da qui, la domenica successiva, raggiungeranno il vicino oratorio del crocefisso dove sono abitualmente custoditi.
Iglesias
Con la Processione dei Misteri del martedì santo hanno inizio ad Iglesias i riti pasquali. La processione parte dalla Chiesa di San Michele e vi fa rientro dopo le soste nella cattedrale di Santa Chiara e nella Chiesa di San Francesco.
Anche la processione dell'Addolorata del giovedì santo parte da San Michele. Preceduta da un cupo corteo di tamburi, dai babballòttis che agitano le matraccas, e dalle dame del Santissimo Sacramento vestite di nero, sosta in sette chiese diverse dove sono stati allestiti i sepolcri ornati dai nénniri.
Sempre da San Michele, infine, parte la processione del Monte o del Calvario il venerdì santo. Il percorso, che rappresenta il viaggio di Cristo verso il Golgota, è perciò in salita e raggiunge il quartiere vecchio della città chiamato Sa Costera. I babballòttis portano in questa circostanza piccole croci sulla spalla a rappresentare il Cristo che incontra la madre durante il cammino verso la crocifissione.
Il Cristo viene deposto dalla croce in sa lettéra e coperto con un velo di tulle. A questo punto dalla Chiesa parte la processione del Descenso o del Cristo Morto. Partecipano a questa processione i fedeli e altre figure tradizionali della passione: la Maddalena e San Giovanni, Giuseppe D'Arimatea e Nicodemo, chiamati Varonis, termine di chiara origine spagnola che indica l'appartenenza al ceto dei nobili, i quali reggono chiodi e tenaglie; altri due personaggi incappucciati trasportano le scale con cui è stato deposto il Cristo. La croce imponente (pesa oltre un quintale e mezzo) è portata dai fedeli che sciolgono un voto, a piedi nudi. In città tutti i balconi sono illuminati da caratteristiche lampade e nelle strade si recitano versi di un testo spagnolo del 600.
La domenica è il giorno di festa più intenso con la processione di S'incontru: il Cristo e la Madonna in piazza Sella si incontrano per proseguire sino alla cattedrale dove verrà celebrata la messa solenne.
Teulada
A Teulada i riti della settimana santa partono il mercoledì dalla parrocchiale della Vergine del Carmelo con il rito della sostituzione degli abiti al Simulacro della Madonna.
A Teulada i riti della Settimana Santa iniziano il mercoledì nella parrocchiale della Vergine del Carmelo. Un gruppo di vedove sostituisce le vesti usuali della Madonna risalente al XVII sec. con quelle da lutto. Il simulacro viene quindi sistemato nella Cappella del Sepolcro.
Dopo le messe in Coena Domini, la sera del giovedì Santo, parte una processione. Il corteo è aperto da giovani che agitano gli strumenti di legno tipici di questi riti: is arreulas, is matraccas, etc… Segue, nel corteo, sa gruxi de sa penitenzia (la croce della penitenza), del XVII sec. utilizzata solo per le manifestazioni della settimana santa, i membri della confraternita del Santo Rosario che trasportano il corpo di Cristo in posizione orizzontale con il volto rivolto al Simulacro della madonna, che conclude il corteo. Il venerdi mattina è dedicato alla via Crucis (sa via dolorosa) che tocca 14 stazioni, ciascuna con una croce di penitenza presso altrettante abitazioni private, da sempre le stesse per tradizione. Nel pomeriggio nella parrocchia del Carmelo si svolge “su scravamentu” (lo schiodamento) e la deposizione del Cristo. Sono presenti tutti i personaggi biblici: due feronis, Santu Juanni, Giuseppi, Nicodemu e le tre Marias. I due feronis, seguendo le istruzioni in sardo date da un lettore salgono su due scale poggiate ai bracci della croce e uno dopo l’altro estraggono i chiodi e la corona del Cristo.
I segni della passione vengono messi ai piedi della Madonna. Concluso il rito della deposizione. Solo a tarda notte i simulacri sfilano in processione per le vie del centro, trasportati da persone che per voto procedono a piedi nudi accompagnati dal suono delle matraccas.
S’incontru (l’incontro), nella mattinata di Pasqua avviene nella principale piazza cittadina, mentre le campane rintoccano per festeggiare l’avvenimento.
Babballottis: definizione sconosciuta; sono bambini che indossano abito bianco e cappuccio indossati anticamente dai Flagellanti.
Matraccas: sono tavolette di legno dotate di una parte con dentellatura: nel farle ruotare con la mano producono un caratteristico rumore (parola onomatopeica). Sostituiscono dopo la morte del Cristo le campane, che riprenderanno a suonare solo dopo la resurrezione. L'origine di questo strumento è da ricercare non solo nella funzione simbolica della sostituzione delle campane per il lutto dopo la morte di Cristo, ma anche nella funzione apotropaica che svolgono: la morte indebolisce l'idea di Cristianità e per allontanare il diavolo che approfitterà della vulnerabilità di tanti lo si spaventa con il rumore molesto di questo oggetto.
Nenniri: usanza legata al ciclo agrario, di sicura origine pagana: ripropone i "giardini di Adone" dell'antica mitologia greca. Consiste in chicchi di grano fatti germogliare in ambiente buio. Vengono posti in piatti ed ornati con nastri e fiori.
Il pranzo pasquale in Sardegna
In Sardegna ben due momenti dell'anno hanno il nome di Pasqua: il Natale, in sardo chiamato Paschixedda, e la Pasqua definita Pasca Manna.
La Pasqua è infatti la festa più sentita dai Sardi e riunisce le famiglie per la celebrazione della Resurrezione del Cristo, sia spiritualmente che materialmente. Il pranzo pasquale si consuma in famiglia. Probabilmente l'usanza si è consolidata anche grazie ai digiuni strettissimi che si osservavano un tempo: il pranzo pasquale, riscattando la lunga restrizione alimentare, costituiva il momento finale di questo sacrificio e si traduceva in banchetti pantagruelici.
Nella tavola dei sardi a Pasqua sono d'obbligo i culurjones (ravioli ripieni di ricotta e spinaci, di formaggio o di patate), l'agnello, il capretto o il maialetto arrosto, i dolci di formaggio (le pardulas), di mosto raffinato (il pan'e saba) o di mandorle (i candelaus). Ma è soprattutto il pane che a Pasqua assume forme simboliche, includendo quasi sempre l'uovo, simbolo della cena pasquale ebraica e quindi precedente la nascita di Gesù, simbolo di risveglio primaverile e di nuova vita.